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Emergenza rifiuti a Roma : Fuori le Mura


Emergenza rifiuti a Roma





8 aprile 2013 |



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Rifiuti non vuol dire solo Napoli, anche 184817553-e39fd5bc-2671-482e-93a3-32b6c5a72cbaRoma e Lazio.
Sabato scorso mobilitazione cittadina ad Albano laziale: il comitato “No Inc” ha voluto sostenere il no al progetto di costruzione dell’inceneritore più grande d’Europa e ribadire la sua contrarietà al “brucia rifiuti” di Roncigliano, che raccoglie l’immondizia indifferenziata prodotta da 10 Comuni del bacino (distante 178 metri dalla prima casa, contro i 1000 previsti dalla legge della Regione Lazio n. 27 del 1998).

La questione rifiuti a Roma si fa sempre più delicata, dopo l’ultima sentenza del Tar che ha bocciato il progetto di discarica a Monti dell’Ortaccio. Vincoli di affari e interessi privati compromettono quelli che dovrebbero essere gli interessi di tutti i cittadini, in primis la salute.
E dopo Napoli, campanello d’allarme anche per Roma da parte dell’Europa: due settimane fa la Corte di Giustizia della Comunità europea ha sanzionato la capitale, indicando fra le principali contestazioni l’uso della discarica di Malagrotta per i rifiuti non trattati.
Uso contro il quale sembrerebbe pronunciarsi l’ultimo decreto emanato dal ministro dell’ambiente, Corrado Clini: nel testo si parla di funzionalità piena degli impianti di trattamento con tre finalità: “Far sì che entro il 10 aprile non arrivino più in discarica rifiuti non trattati; incrementare la capacità di produzione di Cdr (combustibile derivato da rifiuti) e Fos (frazione organica stabilizzata) degli impianti di trattamento attivi nel Lazio; adeguare le autorizzazioni degli impianti esistenti affinché sia assicurata in via prioritaria la valorizzazione energetica di Cdr e Css (Combustibile solido da rifiuti) prodotto nel Lazio”.
L’obiettivo sarebbe quello di arrivare a giugno, quando scadrà la proroga di Malagrotta, in condizioni diverse e migliori, quindi valutare se possa servire a Roma una discarica di servizio.
Ma il decreto non è stato accolto di buon grado dalla popolazione dei Castelli: “750 tonnellate di bugie e veleni” si legge sugli striscioni appesi sabato da Ops – Occupazione precari studenti –.
E questo perché una parte dei rifiuti dei romani, in base al decreto, sarà trattata negli impianti Tmb di Colfelice, di Latina e di Albano, nonostante le contrarietà espresse da molti sindaci ciociari a diventare “la pattumiera dei romani”.

Il 30 giugno Malagrotta deve chiudere a ogni costo. È dal 2010 che se ne parla, quando Alemanno e Polverini si scontravano sull’individuazione della lista di siti alternativi tra i quali scegliere, senza giungere ad alcuna conclusione. E così si è andati a vanti a suon di proroghe.
Ma oggi il malcontento della popolazione è troppo forte per restare inascoltato. Malagrotta deve chiudere, ma l’alternativa non è quella di scaricare i rifiuti di Roma capitale nelle altre province, quasi a voler dire: “da un lato il Colosseo e i Fori imperiali, dall’altro l’immondizia”.
I sindaci locali non possono non farsi sentire di fronte a tale prospettiva.



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Category: Roma-Attualità